venerdì, 01 giugno 2007
Fra poco si scatenerà anche per voi la ridda delle supposizioni sui temi d'esame... attenzione! in internet si aggirano dei mattacchioni che fanno perdere il sonno agli studenti la sera prima della prova di italiano scritto, divulgando false notizie sulle prove del giorno dopo...
L'anno scorso, per esempio, hanno proposto questa finta poesia di Pascoli, parodia gustosissima sia nel testo che nelle domande di analisi:


TIPOLOGIA A – ANALISI DEL TESTO

Giovanni Pascoli – La somarella di Giovannino

1 Sciacchete! Sfrigola la lavandara
Tutta operosa nel suo lieto canto.
Zumpete, zu! Le fa eco il tamburo
Che del caprone un dì rubò il manto,
5 E le cicale, dai mesti giaggioli
All’ultima estate tessono duoli.
Mentre s’inoltra per la viuzza
La balia antica di Giovannino
Ancor rimembra l’esil pagliuzza
10 Che un dì adornava il suo bel bambino.
Oggi la paglia in ferro si muta,
splush! risponde, a chi la saluta,
e Giovannino (cosa ben rara!)
le terga monta d’una somara.
15 Oh somarella, che geme e che raglia
Sotto la verga di Giovannino,
Tu lo sapevi che la molle paglia
Dura diviene a chi fu piccino?

Nato a San Mauro di Romagna (Forlì) nel 1855, Giovanni Pascoli subì appena dodicenne un trauma terribile (del quale darà conto in uno dei suoi più noti componimenti, "La cavalla storna"): l'uccisione del padre. A un anno di distanza, perse anche sua madre e, nel 1876, fu la volta del fratello maggiore Giacomo. Le sue opere giovanili (“Myricae” e "Primi poemetti") sono incentrate sulla ricerca della purezza delle piccole cose. Seguono poi la poesia eroico pindarica dei "Canti di Castelvecchio" (1903), i temi civili e storici di "Odi e inni" (1906), "Nuovi poemetti" (1909), "Canzoni di re Enzio" (1909), "Poemi italici" (1911). L'essenza della poetica pascoliana sta tutta nella prosa "Il fanciullino": il poeta deve, con infantile freschezza, cogliere “il mistero” nello scorrere delle esperienze quotidiane”. Pascoli muore a Bologna, nel 1912.

Analisi del testo:
a) Individua il metro e la struttura della poesia
b) Nel testo si ravvisano diverse onomatopee. Cerca di spiegare la loro origine, con particolare riferimento allo splush! del verso 12 .
c) “La somarella di Giovannino” include molti riferimenti all’universo pascoliano. In particolare, la fusione panica tra uomo e natura sembra richiamare il celebre “Il gelsomino notturno”. Analizza in maniera dettagliata la relazione che intercorre tra queste due opere.
d) In cosa consiste il rapporto tra Giovannino, la balia e la somara? Qual è il nesso che lega i tre protagonisti della poesia?
e) Di cosa è indicativa la metafora della “molle paglia” che “dura diviene”?
f) C’è a tuo avviso un nesso tra l’atteggiamento di Giovannino nei confronti della somara e il trauma subito dal Pascoli nell’infanzia, raccontato nella “Cavalla storna”?
g) Nella poesia è sottintesa una dura condanna della politica agraria del governo Crispi? In quali strofe in particolare?

Se volete anche gli altri falsi temi, fatemelo sapere...
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categoria:per la quinta italiano
martedì, 29 maggio 2007

Ecco qui quello che vi ho promesso stamattina: un bell'esempio di traduzione contrastiva, cioè che mette a confronto più traduzioni d'autore dello stesso testo.

Per il carme 85 di Catullo le più note traduzioni sono le seguenti:


L’odio e l’adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi,

io, nol so: ben so tutta pena che n’ho.

(Giovanni Pascoli, 1913, a cura di Maria Pascoli)

 

Odio e amo. Perché ciò faccia tu forse domandi.

Io non lo so, ma sento che è così e mi struggo.

(Carlo Saggio, 1928)

 

Odio e amo. Perché questo io faccia forse domandi.

Non so; lo sento e mi tortura l’anima.

(G. Vitali, 1939)

 

Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile;

non so, ma è proprio così, e mi tormento.

(Salvatore Quasimodo, 1955)

 

Odio e amo. Me ne chiedi la ragione?

Non so, cosi accade e mi tormento.

(Mario Ramous, 1975)

 

Odio e amo: Forse mi chiedi come io faccia.

Non so, ma sento che questo mi accade: è la mia croce.

(Francesco Della Corte, 1977)

 

Odio e amo.

Come sia non so dire.

Ma tu mi vedi qui crocifisso

al mio odio ed amore.

(Guido Ceronetti, 1979)

 

Io odio e amo. Ma come dirai.

Non lo so, sento che avviene e che è la mia tortura.

(Enzo Mandruzzato, 1982)

 

Io odio ed amo. “Come fai?” mi chiedi.

Non lo so. Ma lo sento, e sono in croce.

(Franco Caviglia, 1983)

 

Odio e amo. Come questo sia possibile

mi sfugge, ma lo sento ed è uno strazio.

(Vincenzo Guarracino, 1986)

 

Odio e amo. Perché mai, tu mi chiedi.

Non so. Ma sento che è così, ed è un tormento.

(Gioachino Chiarini, 1996)

 

Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.

Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tortura.

(Luca Canali, 1997)

 

Io odio e amo. Perché, forse mi chiedi, fai così?

Non so. Ma sento che ciò avviene e mi tormento.

(Gian Biagio Conte)

 

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categoria:classici, per la terza latino
domenica, 27 maggio 2007
Ah, dimenticavo: se volete vedere anche la seconda storia, non riesco a metterla qua, perché è troppo lunga! Apuleio, infatti, in questo caso, ha incastrato fra di loro più storie in un gioco di scatole cinesi... Boccaccio ha semplificato, togliendo la storia dei sandali sotto al letto.
Potete andare su Progetto Ovidio e scaricarvi il testo di Apuleio: anche questa vicenda è raccontata nel nono libro, paragrafi XIV-XXXI.
La novella corrispondente nel Decameron è la decima della quinta giornata. Anche qui il protagonista acquista un nome e si chiama Pietro di Vinciolo. In questo caso Boccaccio ha rielaborato maggiormente il tutto, anche per risolvere, come vi dicevo, dei problemi di tipo antropologico...
domenica, 27 maggio 2007

Vi riporto qui la prima delle due storie che Boccaccio ha ripreso pari pari dalle Metamorfosi di Apuleio. Quella sotto è la versione della storia come ce la presenta l'autore latino.

Se volete divertirvi a confrontare i testi, trovate il Decameron in versione integrale sul sito Liber Liber, alla voce Boccaccio (la novella incriminata è la seconda della settima giornata, la protagonista acquista un nome e si chiama Peronella).

Ah, per i più curiosi, le Metamorfosi di Apuleio si possono scaricare (sia in Latino che in  Italiano) dal sito Progetto Ovidio, dalla pagina dedicata all'autore.


LIBRO NONO

 
IV   [...]

Dopo aver toccati parecchi cascinali e villaggi ci fermammo a un paese  

venuto su fra le rovine di una città un tempo ricca, come ci dissero i

      suoi abitanti, e nella locanda dove prendemmo alloggio, ci fu riferita la

      storiella spassosa di un povero gramo fatto cornuto che ora voglio

      raccontare anche a voi.

         
     
V

      

      Dunque, quest'uomo che lavorava da fabbro faceva la miseria nera e, con

      quel che guadagnava, appena appena riusciva a vivere. Anche sua moglie,

      come lui, non aveva il becco d'un quattrino ma, in compenso, era

      libidinosa al massimo, e tutti lo sapevano.

      Un giorno, di buon'ora, appena il marito se ne uscì per andare al lavoro,

      subito un amante, con estrema sfacciataggine, s'infilò in casa. Ma ecco

      che mentre i due s'azzuffavano alla bell'e meglio sul letto, l'ignaro

      marito, senza sospettare di nulla, tornò sui suoi passi e, trovando la

      porta chiusa e sprangata, fra sé compiacendosi dell'onestà della moglie,

      picchiò all'uscio e le dette anche un fischio per farsi riconoscere.

      La moglie, furba e pratica in imbrogli di questo genere, si staccò

      dall'uomo che teneva stretto fra le braccia e, come se niente fosse, lo

      nascose in una botte vuota, seminterrata in un angolo; poi, aperta la

      porta, aggredì il marito che ancora nemmeno era entrato: «Ah, è così? Ora

      mi vai anche a spasso, con le mani in tasca, come uno sfaccendato, buono a

      nulla. Perché non sei andato a lavorare? Alla famiglia non ci pensi, no?

      Cos'è che mangeremo oggi? E io, disgraziata, che me ne sto notte e giorno

      a rompermi le braccia filando lana perché in questa stanzetta almeno ci

      sia accesa la lampada. Guarda Dafne, quella qui vicino invece, com'è più

      fortunata di me: mangia e beve da prima mattina e si rivoltola ora con uno

      ora con un altro.»

         
     
VI

      

      E il marito, dopo una simile strapazzata: «Ma che ti prende?» le fece. «Il

      padrone aveva una causa in tribunale e ci ha fatto far festa. Però io ci

      ho pensato lo stesso alla nostra cenetta. La vedi quella botte?: sempre

      vuota, occupa tanto spazio per nulla, anzi sempre lì tra i piedi è più un

      impiccio che altro in casa. Ebbene, l'ho venduta a un tale per sei denari;

      tra poco sarà qui con i quattrini e se la porterà via. Perciò dammi una

      mano a tirarla fuori, così gliela consegneremo subito.»

      La moglie, pronta anche in una situazione come questa, scoppiò in una

      risata insolente e: «Ma che gran d'uomo che è mio marito; ha proprio il

      bernoccolo degli affari: mi va a vendere a un prezzo inferiore della roba

      che io, povera donna, sempre chiusa in casa, ho già venduto per sette

      denari.»

      «E chi te l'ha comprata a così tanto?» fece lui tutto contento di

      quell'aumento di prezzo.

      E lei: «Ah scemo! È già da un po' ch'è lì dentro, per vedere se è sana!»

     
         
  VII

     
     
Dal canto suo l'amante non fu da meno della donna e, spuntando fuori:

      «Vuoi sapere la verità, buona donna?» le fece. «Questa tua botte è troppo

      vecchia e sgangherata. Ha certe crepe che paion fessure,» e rivolgendosi

      come se nulla fosse al marito: «E tu buon uomo, chiunque sia, fammi il

      favore di darmi una lanterna; voglio toglierci tutto lo sporco per vedere

      se può ancora servire. Non crederai mica che io li vada a rubare i miei

      soldi!»

      E quell'intelligentone, quella perla rara di marito, tutto premuroso senza

      sospettare di nulla, acceso il lume: «Tirati su di lì, amico mio, e

      stattene quieto e comodo. Ci penserò io a farlo e te la mostrerò quand'è

      pulita.» E così dicendo, toltisi gli abiti, si calò dentro con il lume e

      cominciò a raschiare tutta la gromma che con il tempo s'era formata in

      quella vecchia giara.

      Dal canto suo l'amante, un pezzo di ragazzo, si lavorava di gusto, dal di

      dietro, la moglie del fabbro che se ne stava appoggiata e curva sulla

      giara e che anzi, da vera puttana, sporgendo il capo all'interno, si

      prendeva gioco del marito dicendogli: «Pulisci qui, c'è ancora sporco lì,

      e qua e là,» finché portato a termine ciascuno il suo lavoro, e avuti i

      suoi sette denari, quel disgraziato fabbro fu costretto a caricarsi in

      spalla la giara e a portarla fino a casa del suo rivale.

mercoledì, 23 maggio 2007
Scusate, mi ero dimenticata di riproporvi il materiale delle lezioni sulla scrittura espositivo-argomentativa!
Si rimedia subito: cliccate qui , poi su "download now" e avrete la presentazione in power point!

Buon lavoro!
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categoria:per la terza italiano
martedì, 22 maggio 2007

 Les enfants qui s'aiment

I ragazzi che si amano


Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s'aiment
Ne sont là pour personne
Et c'est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants
Leur rage, leur mépris, leurs rires et leur envie
Les enfants qui s'aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l'éblouissante clarté de leur premier amour

 


I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

 


Come vi avevo promesso, vi ho riportato la poesia di Jacques Prévert che tanto ricorda il carme 5 del nostro Catullo.

E' chiaro che ci sono delle differenze, ma mi sembra che l'idea di fondo (i vecchi che criticano gli amori dei giovani per gelosia) sia la stessa.

Sembra anche a voi che ci sia una somiglianza, oppure è soltanto una mia fissazione?

Ho pensato che anche in un'altra poesia di Prévert ci siano dei richiami (voluti o casuali? mah...) a Catullo: s'intitola Questo amore. Volete leggerla? Andate qua (dove trovate il testo sia in Francese che in Italiano).

Se Prévert vi incuriosisce, potete leggere qualcosa su di lui in questo articolo.
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categoria:collegamenti attraverso i secoli
mercoledì, 16 maggio 2007

In conclusione: prima di tutto abbiamo visto che il problema di distinguere dati oggettivi e opinioni soggettive è veramente complesso da risolvere.

Vi può consolare se vi rivelo che anche moltissimi adulti non riescono a farlo e spesso si fanno condizionare pesantemente nelle loro opinioni per questo motivo? Naturalmente ho fiducia che voi, svegli come siete, imparerete a dubitare sempre di tutto e quindi a non farvi condizionare troppo facilmente! Avete parlato, a filosofia, del valore che Socrate attribuiva al dubbio? Si tratta proprio di imparare a farsi domande per non cadere nelle trappole del conformismo o della manipolazione da parte di chi vi fornisce informazioni. Non c’è altro metodo. Si tratta di abituarsi a porsi continuamente domande, specie quando si incontrano luoghi comuni o espressioni non motivate dal giornalista, come giustamente hanno scritto Alessandro e Jacopo. Alcune volte, come hanno notato Alessandra e Giorgia, le tesi dell’autore traspaiono soltanto dal modo in cui espone i dati: allora sta al lettore capire cosa vuol farci pensare il giornalista, altrimenti il rischio è che prendiamo per buone le sue opinioni senza valutarle.

Comunque, secondo me, l’unico metodo valido di analisi delle notizie si acquisisce con la pratica della lettura e della discussione. Proprio quello che stiamo facendo.

 

Passiamo ai dubbi più specifici:

·        La scheda che vi ho consegnato è uno strumento di lavoro, quindi basta compilarla in modo schematico e in generale, con i dettagli che ritenete più interessanti.

·        Per quanto riguarda i tipi di articolo, faccio riferimento alle varie pagine dei quotidiani (cronaca, politica, economia, ecc...) o alle sezioni delle riviste.

·        Per quanto riguarda l’opinione personale, ho lasciato le consegne sul vago per permettervi di dire sia le vostre opinioni sulla tesi dell’autore, sia quelle sull’argomento in generale.

·        E’ ovvio che non potete essere informati su tutto, ma è altrettanto ovvio che nel momento in cui si affronta un certo argomento vi potete documentare un po’, e se non ci riuscite da soli posso aiutarvi. Internet è una miniera di informazioni, basta saper cercare nel modo giusto (mi raccomando, non fidatevi di tutti i siti!).

·        Quando si è d’accordo con le tesi dell’autore, basta aggiungere le proprie motivazioni, magari con esempi ed esperienze personali.

 

Adesso aspetto i vostri temi: buon lavoro!

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categoria:per tutti, per la terza italiano
venerdì, 11 maggio 2007
Abbiamo constatato che la cosa forse più difficile da fare quando si legge un articolo di giornale è distinguere i dati, cioè i fatti presentati nell'articolo, dalle opinioni dell'autore.
Vi invito a scrivere nei commenti i vostri dubbi e le vostre opinioni su questo argomento.
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categoria:per la terza italiano
mercoledì, 18 aprile 2007
Come vi sarete ben resi conto dallo spettacolo a cui abbiamo assistito, il teatro greco antico (o meglio, il teatro ateniese) non era un teatro “d’azione”, bensì un teatro “di parola”.

Spesso i fatti non venivano neppure mostrati, ma solo raccontati da parte di un personaggio o di un messaggero.

Questa era una caratteristica connessa alla funzione del teatro di 2.500 anni fa: esso era legato alle feste religiose, durante le quali venivano istituiti gli agoni tragici (cioè le gare fra autori di tragedie). Ogni autore presentava una tetralogia, cioè un insieme di quattro opere, costituite sempre da una trilogia di tragedie e da un dramma satiresco, cioè una rappresentazione che riproponeva il mito in chiave comica, per chiudere in modo un po’ più leggero la giornata. Sì, perché con quattro opere in fila si passavano parecchie ore nel teatro, e gli autori che partecipavano agli agoni erano ovviamente vari, per cui si trascorrevano vari giorni immersi in questo clima a metà fra il sacro e il politico, fra la sagra paesana (con tanto di pic nic e bibite) e la riunione cittadina (partecipavano proprio tutti!).

Insomma, dobbiamo pensare a qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che abbiamo visto noi: erano spettacoli di massa e non si pagava neppure un biglietto, perché gli agoni erano finanziati da ricchi ateniesi che volevano farsi pubblicità per le elezioni politiche.

Anche lo stile della rappresentazione era adeguato al gusto del tempo: i tre attori, alternandosi sulla scena, indossavano sempre una maschera che faceva capire chiaramente quale parte stavano interpretando (ricordatevi che erano tutti maschi!).

 

Il coro (che nello spettacolo da noi visto era sostituito da uno scambio di battute fra i tre attori) dialogava con gli attori, ma svolgeva anche un’altra funzione: cantava e danzava fra un episodio e l’altro, proponendo temi che erano spunto di riflessione per i cittadini di Atene. Questi intermezzi si chiamavano “stasimi” ed erano sempre molto filosofici (che strani gusti di massa avevano questi Ateniesi! Beh, a dire la verità avevano anche le commedie, ma questa è un’altra storia...). Ogni stasimo era composto da un’alternanza di strofe e antistrofe (la strofe era il testo che il coro cantava danzando da una parte all’altra dell’orchestra, cioè dello spazio semicircolare destinato alla danza; l’antistrofe il testo, di uguale lunghezza, che cantava ritornando al punto di partenza, sempre danzando). Il primo intervento del coro, però, quando entrava in scena, si chiamava parodo, cioè canto d’ingresso. Poi c’era l’esodo, canto finale con il quale il coro concludeva la rappresentazione e usciva dalla scena.

 


Dunque, nell’Antigone il coro è composto dagli anziani di Tebe, i consiglieri del re.

Gli altri personaggi sono:

Antigone, figlia di Edipo e Giocasta, sorella di Creonte,

Ismene, sorella di Antigone,

Creonte, zio delle due sorelle e re di Tebe dopo la morte dei loro genitori,

Emone, figlio di Creonte e promesso sposo di Antigone,

una guardia, due messaggeri,

Euridice, moglie di Creonte,

Tiresia, l’indovino.



Tutto chiaro? Bene, proviamo allora a riflettere su alcuni temi di discussione ancora attuali:


Domanda 1: i vari episodi propongono, sotto forma di dialogo, temi che si intrecciano per tutta la tragedia. Che cosa ti pare che pensi Sofocle a proposito di:

- Inferiorità della donna?

- Dovere di obbedienza ai genitori?

- Dovere di obbedienza nei confronti dei potenti?

- Universalità delle leggi umane?


Domanda 2: e tu che cosa pensi dei quattro temi proposti?

(Se ne hai bisogno, qui, qui e qui puoi trovare tre diverse traduzioni del testo integrale della tragedia).
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categoria:classici, per la terza
venerdì, 13 aprile 2007
E’ stato un piacere vedere in azione il Teatro delle Lunatiche, vero?

Quel misto di lettura, recitazione, immagini proiettate, musiche azzeccate...

Credo proprio che Calvino stesso sarebbe stato d’accordo con questo stile di  presentazione della sua opera e della sua poetica.


 


Calvino non smette di farci discutere a più di vent’anni dalla sua scomparsa.

C’è chi lo esalta come un maestro di scrittura, come Antonio Debenedetti in quest’intervista, pubblicata sul sito della RAI per la commemorazione del ventennale dalla morte, nel 2005. ("C'è da dire una cosa quando si parla di Calvino: scrive l'italiano migliore del secondo e ultimo '900. Calvino arriva a trovare la lingua italiana di un livello, di una qualità, di una rapidità, di una velocità, di una pulizia quali non ci sono in altri scrittori. Calvino è un maestro di lingua, l'italiano di Calvino è perfetto. Calvino è un illuminista ironico, è un moralista nel senso migliore della parola ed è uno straordinario scrittore sotto il profilo della lingua. La lingua di Calvino è una lingua perfetta, lo si vede tutto questo nelle prose brevi, nelle schede di lettura, in quelle pagine che lui scrive sui grandi romanzi dell'Ottocento, poi nelle sue recensioni su autori del Novecento, lì è perfetto.”).

C’è chi l’ha letto inizialmente con tiepide reazioni, per poi scoprire che era un geniale anticipatore della scrittura sul web, come ci dimostra Luisa Carrada nel suo ottimo sito Il mestiere di scrivere, dove dichiara che dovremmo andare tutti “a lezione da Calvino”.

C’è chi lo critica ferocemente sostenendo che fra un secolo sarà dimenticato, come sostiene Francesco Varanini in questo articolo.


Resta il fatto che per il momento è ancora ben vivo nella nostra memoria, anche perché possiamo vederlo e sentirlo in alcune interviste della RAI, come questa in cui ci racconta la sua infanzia, o questa in cui parla del suo Se una notte d’inverno un viaggiatore...

Abbiamo moltissime fotografie sulla sua vita e le sue esperienze, raccolte in modo interessante in questa ampia mostra on line .

 

 

Per un’agile biografia e una rapida carrellata sui suoi libri, questo sito può essere veramente utile.

Questo è un bell’ipertesto, chiaro e sintetico, sulla vita e le opere. 

Quest’altroinvece, è un sito molto più articolato e complesso.

Buon lavoro... e buon divertimento!

postato da: VitaDaProf alle ore 22:44 | Permalink | commenti
categoria:per tutti, per la quinta italiano